27 Maggio 2015
Se l’obiettivo è intercettare le risorse europee a favore del territorio, Informest è il partner giusto. “Lavoriamo bene e, soprattutto, cerchiamo di dare logica e significato a quel che facciamo, superando quel gap molto italiano del fare le cose tanto per fare”. Grazie a Informest il Friuli Venezia Giulia si è portata a casa le risorse necessarie alla progettazione degli interventi di messa a norma di edifici scolastici. “Nella programmazione Ue c’erano le risorse per questi interventi, ma per decretarne l’avvio mancavano i progetti. Ci siamo affiancati – spiega il presidente Enrico Bertossi – e abbiamo proposto di fare un bando utile a finanziarne la progettazione”. Mai perso soldi? “Tutti i progetti gestiti Informest vanno dalla pianificazione fino alla rendicontazione e non è mai accaduto che abbiamo perso soldi per la strada”.
Informest “attrattore di risorse e di innovazione”, società regionale specializzata in progetti di cooperazione economica: “Non costa, anzi, porta “a casa” soldi, e andiamo a caccia di risorse senza chiederle a nessuno, con ricadute importanti sul territorio”. A parlare è Enrico Bertossi, presidente di Informest, che traccia un bilancio a quasi un anno dal mandato ricevuto dai soci, incaricato di rilanciare l’attività di una struttura efficace, ma ancora poco conosciuta a livello locale. Presidente, che cos’è innanzitutto Informest? «Nasce insieme a Finest nel ’91, grazie alla stessa legge nazionale, come “testa di ponte” dell’Italia verso i Paesi dell’Est Europa. La mission delle due società era, e rimane, diversa: Finest è una società di capitali che si occupa di finanziare le imprese, Informest è un’agenzia che, all’epoca, svolgeva attività di promozione economica. Negli anni le motivazioni sono cambiate, i Paesi dell’Est sono entrati nella Ue, e quindi entrambi gli enti hanno modificato il proprio agire. Informest si è specializzata in progetti di cooperazione economica finanziati dall’Unione Europea o da altri enti internazionali». Quali sono stati i primi passi per il “rilancio” dell’ente? «Il 2014 ha rappresentato un anno di transizione, dettato dal rinnovo delle cariche associative e dal passaggio alla nuova programmazione europea 2014-2020. Ho da subito privilegiato un lavoro di consultazione e confronto con categorie economiche, università, parchi scientifici, enti locali e mondo dell’economia per definire insieme gli obiettivi strategici per lo sviluppo del nostro territorio. Sul fronte interno abbiamo consolidato un processo di riduzione di costi, snellimento delle spese e degli organi sociali: nel 2015 contiamo di abbattere di almeno il 60 per cento i costi di funzionamento rispetto a qualche anno fa. Procederemo inoltre a una riorganizzazione del personale con un risparmio di almeno il 20 per cento e una maggiore efficienza gestionale, premiando la professionalità e il merito acquisito sul campo, non vecchie rendite di posizione». Una struttura ancora più efficiente, dunque. «Devo dire che in Informest ci sono professionisti specializzati che hanno consentito in questi anni di instaurare relazioni internazionali consolidate con oltre 400 partner stranieri in 30 paesi dell’Europa Orientale e dell’Asia, dalla Mongolia al Vietnam, quindi ben oltre il bacino balcanico e l’area dell’Est da cui l’ente era partito. A dimostrazione del servizio che offriamo al territorio, molti Comuni ed enti locali stanno dimostrando il loro interesse ad entrare nella nostra compagine associativa: dal Comune di Udine all’Azienda per l’Assistenza sanitaria 2 Bassa Friulana-Isontina. Abbiamo richieste di partnership dal Veneto e da Comuni di Paesi a noi vicini, come la Croazia, che ci conoscono da tempo». Il vostro compito? «Quello di agire da attrattore di risorse e di innovatore dei processi di competitività adeguandoli agli standard europei: noi non costiamo, anzi portiamo “a casa” soldi, e andiamo a caccia di risorse senza chiederle a nessuno, con ricadute sul territorio importanti». Quali sono i primi progetti presentati? «In questi primi mesi dell’anno Informest ha già presentato 12 progetti negli ambiti energia, ambiente, innovazione, valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico, per un totale di richiesta di fondi in Europa di circa 25 milioni di euro, costruendo importanti partenariato internazionali che hanno visto anche il coinvolgimento delle Direzioni regionali (trasporti, cultura, attività produttive e lavoro e ricerca) e di più di 20 partner regionali (enti pubblici, parchi scientifici, Università e Pmi)». I primi riscontri? «Due veri e propri fiori all’occhiello, finanziati per un totale di 1,9 milioni di euro: il primo in stretta collaborazione con la Regione e il ministero dello Sviluppo economico albanese, vedrà Informest, in qualità di braccio operativo della Regione, impegnata nella pianificazione territoriale per uno sviluppo sostenibile dell’area meridionale costiera albanese. Il secondo, finanziato dalla Commissione europea tramite il Programma Twinning, vede Informest in partenariato con il ministero dell’Agricoltura italiano a supporto dell’adeguamento del sistema fitosanitario della Bosnia agli standard europei». Chi è Informest vista dagli altri? «Gode di considerazione e credibilità elevate sia a Bruxelles che presso molti Paesi stranieri con cui collaboriamo. Devo riconoscere che Serracchiani ha visto lontano nel voler potenziare il nostro ruolo contrastando l’idea che potessimo far parte della vituperata categoria di enti inutili».
INFORMEST ATTRATTORE DI RISORSE E DI INNOVAZIONE Intervista del Messaggero Veneto al Presidente Enrico Bertossi