Note Economiche / L’EU-10, l’UE-15 e l’euro

12 Dicembre 2011

Una crisi sistemica dell’area dell’euro avrebbe pesanti ripercussioni a livello globale, approfondendo il ciclo iniziato nel biennio 2008-2009. Ma le conseguenze per i nuovi stati membri dell’Europa centro-orientale e sud-orientale e dei paesi dell’area candidati  all’adesione sarebbero ancora più drammatiche, alla luce della fortissima integrazione economica e finanziaria con l’area dell’euro.

L’UE-10 o Europa Orientale , a dire i nuovi stati membri dal 2004 (esclusi Cipro e Malta)  e dal 2007 dovrebbero registrare nel corso del 2012 un sensibile rallentamento,   preannunciato da una generalizzata decelerazione nel terzo trimestre 2011 e più accentuato in Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, dovuta sia alla debolezza della domanda estera sia al peggioramento della domanda di investimenti. Gli Stati Baltici sembrano in questo momento meglio posizionati, anche se la decelerazione della crescita sarà comunque significativa anche per loro. Se si considera il fatto che consumi privati e pubblici sono in stagnazione se non contrazione dal 2009, a causa sia di livelli alti e stabili di disoccupazione sia di politiche fiscali restrittive necessarie a ridimensionare sia deficit che debiti pubblici, questo rende ancora più rischiosa la posizione di esposizione  di questo insieme di paesi di fronte ad una eventuale crisi sistemica dell’area dell’euro, area di sbocco e di fonte di credito e finanziamento.  Già dalla metà dell’anno in corso si è verificato un fenomeno emblematico: l’appartenenza all’area dell’euro inizia ad essere percepita come un fattore di rischio e non di merito di credito, come testimonia l’aumento della forbice tra i CDS della Slovacchia (area dell’euro) e quelli della Repubblica Ceca, questi ultimi inferiori di oltre 130 punti-base.

La stessa Polonia, la quale per tassi di crescita e per ampiezza del mercato interno può essere considerata l’economia più solida dell’area, non può considerarsi immune  a causa in primis di una quota rilevante di prestiti denominati in euro sui prestiti totali (35%), mentre tra i paesi di prossima adesione la Croazia sembra particolarmente vulnerabile per almeno tre fattori (rapporto debito/Pil superiore al 100%; 76% dei prestiti denominati in valuta estera; 90% degli asset del sistema bancario di proprietà estera). 

In questa prospettiva, va osservato che dalle analisi dell’Osservatorio Crisi (http://www.osservatoriocrisi.it/), iniziativa  di Informest –  finanziata dalla regione Friuli Venezia Giulia – per il monitoraggio delle economie dell’UE orientale e dei Balcani Occidentali, emergevano alcuni nodi “critici” strutturali. L’ integrazione economico-finanziaria con i “vecchi stati” dell’UE occidentale,  formatasi  in un ventennio di relazioni politiche, scambi commerciali ed investimenti che hanno rimodellato la struttura economica, rende l’UE orientale esposta alla congiuntura dell’UE occidentale. Un settore particolarmente esposto resta quello bancario, con  il 75% delle sue attività in mano ad istituti, austriaci, italiani, svedesi (Paesi Baltici) e greci (Romania e Bulgaria) ecc. Quando nel 2009 la contrazione della domanda globale e la svalutazione delle monete nazionali avevano reso difficile per famiglie ed imprese di questi paesi onorare crediti e mutui in euro e altre valute, la crisi  reale era divenuta anche contrazione del credito.  L’intervento di istituzioni internazionali, UE, banche centrali ed istituti di credito europei  aveva permesso il  rifinanziamento delle filiali orientali.

Intervalli di stima e proiezioni di crescita del Pil per il triennio 2011-2013

 

2011

2012

2013

Area dell’euro

1,6

-0,1

1,4

UE Orientale

2,9

2,5

3,1

Balcani Occidentali

1,8

1,7

2,4

Stati Uniti

1,6

1,8

2,5

Paesi OCSE

1,9

1,6

2,3

Cina

9,2

8,1

7,5

Russia

4,0

4,1

4,1

Fonte: BMI, EIU, OCSE

Nel 2012 l’area dell’euro registrerà con ogni probabilità una recessione mentre l’economia globale resterà altamente vulnerabile ad un ulteriore peggioramento della situazione  nell’area dell’euro. L’escalation della sostenibilità dei debiti sovrani nell’area dell’euro mediante effetti di contagio ed una serie di default a cascata sul servizio dei debiti nazionali potrebbe perturbare i mercati finanziari e l’economia globale in modo ancora più acuto rispetto alla crisi del 2008-2009; gli effetti per l’UE orientale sarebbero molto pesanti.  I principali meccanismi diretti di trasmissione sarebbero le transazioni finanziarie e l’interscambio commerciale e l’esposizione massima sarebbe localizzata nell’UE orientale, in quanto la quota di esportazioni verso l’area dell’euro rispetto alle esportazioni totali di paesi come Repubblica Ceca, Polonia e Romania è superiore al 50%. Questi paesi, nonostante la crescita della componente interna della crescita, restano in larga parte dipendenti dalle esportazioni. Per quanto riguarda i flussi finanziari, va osservato che già nell’ultimo trimestre dell’anno in corso si sono moltiplicati segnali preoccupanti: i) l’accordo nella zona euro per un aumento dei capital ratio equivalente a 100 miliardi di euro da recuperare da parte degli istituti di credito; ii) la vendita di alcune filiali orientali da parte di istituti belgi e portoghesi; iii) la direttiva a fine novembre da parte della Banca Centrale austriaca di limitare il prestito alle filiali dell’UE orientale.

Un approfondimento della crisi dell’euro con conseguente recrudescenza del ciclo recessivo non solo europeo ma mondiale, oltre all’immediata ricaduta dell’export e degli investimenti, costringerebbe le banche dell’UE occidentale a rafforzarsi, “riportando a casa” i capitali ed interrompendo il finanziamento delle filiali dell’UE orientale e dei Balcani Occidentali e/o cercando di vendere le stesse filiali, da cui una seconda fase di contrazione del credito, questa volta duratura, che affosserebbe il settore reale lasciando i sistemi bancari di questi paesi nel caos.

 

Esposizione all’area dell’Euro dell’UE-10 (UE Orientale) e di alcuni paesi candidati (Indice come % del Pil)

Ungheria

117

Croazia

82

Polonia

57

Lituania

27

Slovacchia

113

Slovenia

76

Estonia

51

Turchia

25

Bulgaria

112

Romania

58

Fyrom

43

Lettonia

22

Fonte: BERS

Va aggiunto che anche le altre economie emergenti non sarebbero immuni da una crisi sistemica dell’euro a causa della contrazione dell’interscambio globale e i paesi sviluppati, in primis gli Stati Uniti, registrerebbero un crollo della fiducia di imprese e consumatori. Infatti, in termini di quota delle esportazioni verso l’area dell’euro rispetto all’export totale, Russia e Turchia si attestano al 35%, il Brazile al 18%, l’India e la Cina al 15%, gli Stati Uniti al 14% circa, a significare una esposizione rilevante anche dei BRIC. Per quanto riguarda i flussi finanziari, oltre agli effetti depressivi globali, un gruppo di paesi direttamente esposto ad una caduta della capacità di credito delle banche europee sarebbe quello degli emergenti asiatici che vedrebbe inoltre, come le altre aree a forte presenza di economie emergenti, il valore delle proprie attività internazionali contrarsi.

(A cura del Gruppo di Analisi di Informest)

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